il capogruppo del PD lascia Renzi: «Governo legato all’Italicum»


La minoranza ha deciso di abbandonare la riunione dei deputati sulla legge elettorale. I partiti Sel, Lega e Forza Italia si appellano a Mattarella contro la fiducia.

Roberto Speranza alle 22 ha presentato  le proprie dimissioni da capogruppo Pd all’Assemblea del deputati perché sulla riforma elettorale «c’è un profondo dissenso». «Non cambiare la legge elettorale - ha spiegato Speranza - è un errore molto grave che renderà molto debole la sfida riformista che il Pd ha lanciato al Paese. C’è una contraddizione evidente tra le mie idee e la funzione che svolgo e che sarei chiamato a svolgere nelle prossime ore». «Sarò leale al mio gruppo e al mio partito ma voglio essere altrettanto leale alle mie convinzioni profonde», ha detto Speranza. Dopo l’annuncio di Speranza, il premier Matteo Renzi ha invitato l’assemblea a discuterne «in una sede più opportuna» e a proseguire con il voto sull’Italicum. 

Così i dissidenti di minoranza hanno lasciato la riunione. Il clima è da rottura imminente: «Non si può andare avanti così. Ci vediamo in Aula. E personalmente ho già detto cosa farò», dice Pippo Civati. «Non è stato considerato il fatto politico delle dimissioni di Speranza», incalza Stefano Fassina. «E’ una questione di stile», sottolinea Rosy Bindi. «Procedendo di strappo in strappo non so dove si vada a finire», sostiene Alfredo D’Attorre. «Se si sceglie di andare avanti così io non ci sto», tuona Pier Luigi Bersani. Tutte le minoranze Dem hanno chiesto due modifiche: l’adozione delle preferenze anche per i capigruppo e la previsione dell’apparentamento al secondo turno.

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